Trama

In uno chalet isolato in una foresta innevata, abitano: un uomo accecato dall’alcohol, una donna incapace di ribellarsi e un bambino di 8 anni con un viso cupo e due occhi oscuri. Il silenzio della notte sará squarciato da grida mortali e omicidi brutali.

Quando si vuol parlare di un prodotto audiovisivo, è d’obbligo partire sempre dalla copertina, ovvero la locandina. Purtroppo mai nessuno si sofferma ad analizzarla, anche se, mio modesto parere, è parte integrante dell’opera stessa. Infatti ad uno sguardo più attento e analitico offre spesso la possibilità di farsi un’idea generale di quello che andrà a visionare. E non per forza di cose deve rappresentare qualcosa che poi dovrà apparire nel film, molto spesso basta l’evocazione di un concetto attraverso qualcosa di simbolico.

Il poster del cortometraggio, che potete ammirare qui sotto, non è il classico fotogramma rielaborato, ma bensì un’illustrazione che, come stile, ricorda molto Mike Mignola, l’autore di Hellboy. Davvero ben realizzata la locandina, tanto piacevole da ammirare, quanto capace di dare il giusto focus agli elementi salienti e fondamentali del piccolo film.

LION è un corto di Davide Melini, girato in un giorno e mezzo e della durata di poco più di 10 minuti, costato 5.000 €. Il budget, per chi non conosce l’ambiente, potrebbe sembrare elevato, ma vi assicuro che molto spesso ai Festival di settore ci si imbatte in produzioni costate 30.000 € o più. Quindi LION lo si può ancora annoverare tra i prodotti low budget. Ma non per questo bisogna accostarlo a qualcosa di povero visivamente e contenutisticamente.

Infatti, grazie all’esperienza di Davide che è stato aiuto alla regia, tra le tante, anche di Dario Argento durante le riprese della Terza Madre, il corto risulta di altissima caratura professionale. Pensate che è stato girato con una Red Epic Dragon a 6K, e questo nel 2017.

La regia è fluida e sicura, arricchita da qualche virtuosismo mai fastidioso. Bella la contrapposizione tra lo spazio angusto dell’interno dello chalet rispetto alla vastità e la desolazione che si vede all’esterno. Le inquadrature interne ed esterne si alternano diverse volte per dare allo spettatore la percezione di solitudine che avvolge i 3 protagonisti.

Piccola nota di merito va alla computer grafica ben realizzata e usata in modo massiccio ad inizio corto, forse anche troppo presente per un cortometraggio di 10 minuti. Per fortuna viene dosata in modo più appurato dopo il primo minuto e mezzo, divenendo veramente funzionale per lo svolgimento della trama.

Gli attori principali sono tutti credibili e in parte. Unica cosa che stona leggermente è l’interprete dell’uomo ubriaco: troppo “infisicato” per essere un alcolizzato. Mentre il bambino, che non ha praticamente battute, ma grazie ad un gioco di sguardi e movenze, riesce a donare in poche inquadrature uno spettro completo d’emozioni. Davvero complimenti perché sappiamo benissimo quanto possa essere difficile far recitare i bambini; ancor più difficile è riuscire a renderli credibili nella recitazione.

Il cortometraggio è una chiara denuncia sociale sulle violenze domestiche minorili in chiave horror. La metafora del leone che diviene vendicatore dei maltrattamenti subiti dal bambino, è l’espressione massima della volontà di autoconservazione di un essere indifeso nei confronti del proprio aguzzino.

LION É STATO INCLUSO NELLA SELEZIONE UFFICIALE DEL PRESTIGIOSO “DAVID DI DONATELLO 2018”

Inoltre ha vinto 287 premi in poco piú di due anni di distribuzione, e trionfato in città importanti come Los Angeles (piú di 60 premi), Washington, New York, Miami, Atlanta, Las Vegas, Londra, Manchester, Barcellona, Parigi, Roma, Berlino, Buenos Aires, Bogotà, Tokyo e molti altre, “Lion” è diventato il cortometraggio horror più premiato della storia del cinema.

Cast

Pedro Sánchez, Michael Segal (“Colour from the Dark”, “Fino all’inferno”, “Dark Resurrection – Keepers of the Force”), Tania Mercader.