In un periodo storico così incerto per la carta stampata e per l’editoria in generale, esiste, per fortuna, ancora qualcuno che crede in nuovi progetti. Sto parlando del nuovo fumetto “Samuel Stern” edito da Bugs Comics, piccola realtà editoriale che si è ritagliata negli ultimi anni uno spazio nel cuore di molti appassionati di genere horror. Grazie a questa coraggiosa iniziativa sarà presente ogni mese in edicola, ad un prezzo veramente concorrenziale di soli 3,50 euro per 98 pagine in formato bonellide, “Samuel Stern”.

Ma il fumetto di cosa parla? Per farvela molto breve, senza rovinarvi il gusto della lettura, le vicende ruotano attorno ad un certo Samuel, libraio dal passato tormentato che possiede la capacità di riuscire ad entrare in contatto con i demoni che si impossessano delle persone. Così, insieme al suo vecchio amico pastore esorcista, dovranno affrontare le forze del male bramose di nuovi corpi da possedere.

L’incipit sicuramente sa di già visto, vero, ma quello che mi ha sorpreso positivamente durante la lettura è che pur partendo da un’idea non proprio innovativa, si arriva a una spiegazione e ad un’interpretazione della possessione, tema centrale del fumetto, molto originale ed affascinante: come la teoria della casa con le stanze (leggere il volume per capirla).

La sceneggiatura, scritta da Gianmarco Fumasoli e Massimo Filadoro, a mio modesto parere è ben strutturata e con dialoghi mai banali o “riempitivi “, vero punto di forza del fumetto. Sono sincero, potrei dire che apprezzo da anni il lavoro di questi due autori, ma invece non li conoscevo affatto. Indi per cui, prima della lettura, ero molto scettico, non perché io pensi che non si debba dare fiducia ad autori emergenti o che non si conoscono, al contrario, ma purtroppo il mio è un pregiudizio dovuto ad esperienze pregresse: non sempre è facile trovare una piacevole sorpresa nella moltitudine, e sono rimasto spesso scottato. Per fortuna non è stato il caso di “Samuel Stern”.

Spero che il grande pubblico possa apprezzare questo nuovo personaggio che viene introdotto piano piano nel volume. Un personaggio che non entra in scena con il botto, ma che si insinua durante la lettura in modo molto naturale e pacato, quasi troppo per un numero uno. Non che sia un difetto per me, o per un lettore più smaliziato e abituato a leggere di tutto, ma potrebbe esserlo per il lettore casual, quello che non segue l’editoria italiana e che non è abituato ad informarsi, quello che passa in edicola e, attirato dalla copertina, compra e prova a leggere. La partenza con il botto, purtroppo, se si vuole far presa sulle masse è quasi d’obbligo, soprattutto per un fumetto popolare. Questo non accade per “Samuel Stern” che, come detto sopra, è un crescendo pagina dopo pagina. Si viene catturati piano piano durante la lettura, ci si impantana e si viene risucchiati in un soave sprofondare di sabbie mobili che invece di portarvi alla morte, vi trasporteranno in un mondo vivido e ben strutturato, con personaggi credibili e tridimensionali.

Passando alla parte grafica il volumetto a primo impatto, anche tra i tanti fumetti che affollano le edicole, attira l’attenzione. L’occhio cade inevitabilmente su una copertina di forte impatto visivo, curata in modo magistrale da tre autori: Valerio Piccioni, Maurizio Di Vincenzo e Emiliano Tanzillo. Sono da sempre un cultore delle belle copertine, quelle che con un’immagine riescono ad evocare l’atmosfera di ciò che si andrà a leggere. Per mia grande gioia, poi, sbirciando l’anteprima del secondo volume in quarta di copertina, vedo che la qualità della grafica rimane inalterata, se non addirittura superiore al primo numero. Quindi auspico e spero che sia la costante della serie. È vero che l’abito non fa il monaco, ma un bel vedere è sempre il primo passo per attirare l’attenzione del lettore, è il biglietto da visita che potrebbe attirare nuovi appassionati. Ora, spendiamo due parole anche sulle tavole che compongono il volume, disegnato interamente da Luigi Formidano. Il tratto è dinamico, ma poco dettagliato. Questo potrebbe infastidire i cultori delle “tavole illustrazioni”, quelle iper realistiche (ma quasi sempre molto statiche) per intenderci. Tuttavia bastano poche pagine per abituare l’occhio al tratto che diviene parte integrante della narrazione e punto di forza.

In definitiva posso affermare che Samuel Stern numero uno mi è piaciuto parecchio. Quindi mi auguro che nei prossimi volumi possano concretizzarsi i tre punti chiave che reputo fondamentali perché un fumetto popolare entri nel cuore del vero appassionato: un buon cattivo carismatico che a intervalli più o meno regolari si ripresenta per tormentare il protagonista; una buona continuity, e come ultimo punto, che poi è collegato inevitabilmente al secondo, che i volumi della serie non siano solo e unicamente autoconclusivi e fine a se stessi, ma che contribuiscano numero dopo numero a far crescere un universo vivido e pulsante.

“Samuel Stern” vi aspetta in edicola, non fatelo aspettare.